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Alessio Di Giovanni e Silvio Cucinotta sono, oggi, solo dei nomi quasi sconosciuti; ma ai primi del 1900 essi erano dei personaggi che fecero scalpore ed erano anche amici e compari; Cucinotta era il padrino di battesimo del primo figlio di Di Giovanni, Gaetano. C'è da aggiungere che Alessio Di Giovanni era un poeta e uno scrittore e Silvio Cucinotta era un sacerdote e anche lui un po' poeta ; erano entrambi appassionati d'arte e apprezzavano le opere di Domenico Morelli ed entrambi avevano subìto alterne fortune. Alessio, figlio di una famiglia benestante di Cianciana, con il tracollo delle miniere si era ritrovato povero, e Silvio,dopo aver seguito con profitto i suoi studi teologici a Roma, era diventato un entusiasta propagandista della rerum novarum e amico di Romolo Murri e Luigi Sturzo. I due si conobbero a Messina ove Alessio Di Giovanni si era recato per insegnare nella scuola privata Dante Alighieri, nel 1903. Successivamente, nel 1904, Alessio Di Giovanni si era spostato ad insegnare a Palermo dove rimase fino al 1946 anno della sua morte, ma la corrispondenza tra i due durò fino al 1928, anno della morte di Cucinotta. Il volume "Corrispondenza" riporta appunto le lettere, le cartoline e i telegrammi che i due si scambiarono in questo lungo periodo e che rappresentano i loro stati d'animo e il loro modo di affrontare la vita nella sfortuna che li aveva colpiti entrambi.Non si tratta però di diari intimisti, ove si possono ritrovare piagnistei, lamentele o, peggio, sfoghi incontrollati ricolmi di odio contro qualcuno o qualcosa, ma documenti che possono testimoniare come si possa superare se stessi con la forza del proprio animo, ragionando sulle cose e attivando le proprie energie interiori. Alessio Di Giovanni, che allora poteva sentirsi piccolo tra i grandi del pensiero e tra questi era anche suo padre, scopre così di potere parlare con i grandi con la forza del suo impegno di studio e la sua capacità di esprimersi in molte lingue, tra cui l'italiano e il siciliano; e scopre anche come sia facile comunicare se si rispetta la regola più ovvia, che è quella di scrivere la verità attraversata dai nostri sentimenti. Silvio Cucinotta scopre come possano essere ascoltate con attenzione le sue prediche e, cacciato dalla diocesi di Messina con l'accusa di modernismo, aiutato anche da Di Giovanni, si mette a predicare e viaggia per tutta l'Italia. Naturalmente, come ben annota, nella presentazione del testo, il Presidente della provincia di Agrigento Vincenzo Fontana, non dimentica di predicare la poesia del suo amico Alessio Di Giovanni. Nel recensire il testo, che speriamo la provincia voglia diffondere largamente anche nelle scuole, vogliamo appunto sottolineare la forza che la lettura delle lettere trasmette a chi leggementre disegna il panorama della storia della letteratura siciliana del primo novecento, ove brillano ancora Verga e Martoglio, ma dove c'è anche la aristocratica e colta città di Noto e alcuni monumenti inossidabili come Corrado Avolio, Giuseppe Pitré, Salvatore Salomone Marino, pur nelle ambasce di un momento storico-culturale non perfettamente propizio alla letteratura, angustiato dalle guerre e dai tragici eventi del terremoto di Messina e della pandemia della "febbre spagnola", che, nel 1918-19, si dice abbia provocato nel mondo almeno quindici milioni di decessi. Ci sono anche gli echi non certo lontanissimi della poesia di Manzoni, del Carducci, del Pascoli e c'è anche il Fogazzaro per cui il Cucinotta si entusiasma un poco troppo tanto da essere definitivamente censurato per una sua Conferenza. Si tratta di un percorso della nostra storia non ancora del tutto dimenticata, che vale la pena di ricordare nella sua essenzialità. C'è anche una parte di storia della Chiesa, la parte forse più incomprensibile e discutibile, gli errori di una Chiesa resistente alle idee della modernità, che ipotizza l'uscita dalle sagrestie per privilegiare l'ascolto delle persone e la concretezza del vivere. Era la Chiesa di Leone XIII, di Luigi Sturzo e di Toniolo, che veniva sotterraneamente appoggiata dalla Chiesa siciliana in generale e dalla diocesi agrigentina in particolare, come viene anche documentato in materia da insigni studiosi (De Gregorio, Sandro De Bono, Enzo Di Natale,…) Ma era purtroppo una Chiesa divisa tra la parte più conservatrice e una parte minore che sosteneva idee rinnovatrici Ed era il tempo che molti preti buttavano la tonaca alle ortiche e in cui circolavano frati e falsi frati, figure studiate a lungo dal Di Giovanni, fino a tracciare l'indimenticabile figura de "Lu Saracinu", pubblicato postumo con la prefazione di Pietro Mazzamuto, nel 1980, edizione Il Vespro, Palermo. E c'è puru la vuci di Tanuzzu, u figghiozzu chi dumanna "quannu veni me parrinu?" e "quannu mi manna li ficu?" Perché Don Silviu non trascurava per Natale il suo figlioccio e i suoi fratellini e gli mandava i fichi che gli piacevano tanto. Ma Alessio non era da meno perché gli procurava, a Palermo, e mandava al compare certe gallettine speciali che si trovavano in un certo negozio e che piacevano tanto alla sorella di Silvio, Giuseppina. Sono piccole note di costume che ci danno uno spaccato di vita autentica dell'epoca libero da infingimenti artistici. Le ondate artistiche di moda, che riguardano il filone sociale delle fatiche dei contadini e degli zolfatai (anzi dei zolfatai…come il zappatore di Leopardi), non toccano formalmente, la limpida produzione del pascoliano Cucinotta e dell'innovatore Di Giovanni, che pensa al rinnovamento della poesia dialettale siciliana rimasta chiusa nelle gabbie dell'arcadismo meliano ormai consunto ed inefficace.Piuttosto sono evidenti le note di un tardo verismo, che avanzano verso molteplici forme artistiche non esenti da stretti contatti con il teatro pirandelliano.Ma le opere degli autori delle 184 lettere, come viene già messo in risalto dai due curatori, Anzalone e Biviano, è illuminata dalla fede, una fede ferrea e incrollabile, che sostiene l'anima scorata, e, quando l'anima tentenna, c'è sempre l'amicizia che la puntella e la sostiene. Dal testo si può anche vedere come viene costruita un'opera d'arte perché i due amici e compari, oltre che scambiarsi benevole critiche e collaborazioni di ogni genere, si aiutano nella scrittura delle loro opere, chiedendosi a vicenda pareri che, per la loro competenza ed esperienza diventano autorevoli. Ricordiamo un solo esempio riferendoci alle Ballate di Cucinotta. Alessio Di Giovanni, che lo stava aiutando facendogliele pubblicare da un editore suo amico, suggerì all'amico di cambiare un verso ("fronda non crolla") e Silvio trovò giusto l'appunto del poeta, cambiando il suo verso. Ma certamente scrivere risultava più faticoso di adesso: basti pensare all'inchiostro, al pennino e alla carta che spesso non si trovava, costava cara e che non sempre era di buona qualità!Popolano il libro una serie di uomini orbitanti intorno alle questioni pertinenti l'uso del dialetto e della lingua e una incredibile quantità di citazioni di studiosi e riviste dell'epoca pazientemente poi riportate negli indici analitici delle ultime pagine, ma ci pare che il messaggio fondamentale che i curatori intendono veicolare sia proprio quello dell'arte come stimolo alla solidarietà e alla cooperazione, messaggio che certo può universalizzarsi ed essere introdotto, come del resto sta già facendo la Direzione Generale Scolastica con il progetto LIReS, nelle scuole di ogni ordine e grado della Sicilia. Così Vita ed Arte dimostrano di non essere così lontane dalla realtà e scopriamo che possiamo attingere al passato, magari ad un passato poco o niente conosciuto per aprire sentieri che guardano al futuro (vedi anche i quaderni di giovannei che dal 2002 sta pubblicando l'Istituzione Alessio Di Giovanni di Cianciana). La professoressa Rosalba Anzalone e lo storico Franco Biviano si possono guardare come modelli per la paziente e meticolosa ricerca delle informazioni e l'accertamento puntuale delle fonti (meriterebbero una cattedra universitaria) e per la straordinaria delicatezza con la quale trattano i due personaggi, per ben 313 pagine, cercando ogni tipo di interpretazione che possa restituirli intatti alla memoria dei contemporanei, in modo da potere loro parlare ancora di umanità da riscoprire. Quest'opera, costruita bene - come legittimamente sottolinea il Presidente della Provincia di Agrigento, Dott.Vincenzo Fontana - è "un libro raro nel suo genere", da studiare senza annoiarsi, e anche di piacevole lettura per "chi apprezza le avventure culturali di questo tipo". Non sappiamo quale sia stata la tiratura del testo; noi ringraziamo comunque chi l'ha costruito e ha così permesso che venisse alla luce e ci auguriamo che venga abbondantemente diffuso come merita.
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